Gli ultimi fatti di cronaca summenzionati da noi di Studio LARS , consumatisi quasi contemporaneamente nel Napoletano, il giorno seguente quello del primo maggio, festa dei lavoratori, ci fanno capire che da festeggiare c’è ben poco perché, se è doveroso ricordare tutte le lotte per i diritti dei lavoratori, nate in origine per la riduzione della giornata lavorativa, lo è altrettanto il fatto che da esultare non ci sia proprio nulla, concretamente parlando, in quanto, proprio sulla base dei dati statistici, così come delle news, pervenute a mezzo stampa, è lampante l’emergenza in corso: quella delle stragi sul lavoro.
Non solo infortuni e decessi . Oggigiorno, nel calderone sono davvero tante le problematiche che dovrebbero essere poste in evidenza dai vertici istituzionali. Paghe da fame, nessuna stabilità, nessuna possibilità di progettare a lungo termine, incertezza per il presente e nell’ottica a medio e lungo termine, rendono il mondo del lavoro un campo minato; così come appalti, subappalti, contratti precari, somministrazione, distacco, insicurezza sul lavoro. Si muore per il 90% nelle piccole e medie imprese, in cui la sindacalizzazione è minore, non si applica lo Statuto dei lavoratori, e perché, proprio a causa della precarietà, il lavoratore ha quasi paura di rivendicare il proprio diritto a tornare a casa.
La cronaca nera è importante perché, sempre più spesso, rimarca quanto il mondo del lavoro sia in emorragia permanente, caratterizzato da condizioni sempre più precarie dei lavoratori e delle loro famiglie. Emblematiche le storie di chi muore nelle catene di montaggio delle multinazionali e-commerce, venendo coperto con un cartone affinché il lavoro dei colleghi non si interrompa.

E che dire dei lavoratori, costretti a urinare nelle bottiglie mentre lavorano per non sospendere l’attività che stanno svolgendo (cosa che farebbe adirare chi muove i fili delle povere marionette che siamo noi, lavoratori?!).
Il malcontento è pressoché unanime perché i diritti, quelli cui così tanto si fa appello, esistono solo sulla Carta Costituzionale, mentre cresce il numero di coloro che vanno incontro alla morte o, nella migliore delle ipotesi, a infortuni che li rendono inabili.
C’è un terzo punto, terzo solo per elenco ma emblematico, come noi di Studio LARS vogliamo dirvi: quello della disinformazione, della cattiva formazione o dell’assenza di forme di addestramento su moltissimi posti di lavoro. Dietro le stragi c’è proprio questo e che non ci vengano a dire che il lavoratore, quello che esce di casa per portare il pane alla sua famiglia, vuole suicidarsi, cadendo da un ponteggio, respirando un gas tossico in una cisterna, venendo travolto da un treno mentre sta effettuando degli interventi di manutenzione sui binari. Quella del lavoratore suicida è follia pura!




