Alcol e droghe sul lavoro: cosa cambia con la visita per ragionevole motivo

La presenza di un lavoratore sotto l’effetto di alcol o sostanze stupefacenti può rappresentare un pericolo serio, soprattutto quando l’attività svolta comporta un elevato rischio di infortuni.

Pensiamo, ad esempio, alla conduzione di veicoli o macchinari, ai lavori in quota e a tutte quelle operazioni nelle quali una riduzione dell’attenzione, della coordinazione o della capacità di reazione può mettere in pericolo il lavoratore, i colleghi e le persone presenti nell’ambiente di lavoro.

Con il Decreto-Legge 31 ottobre 2025, n. 159, convertito dalla Legge 29 dicembre 2025, n. 198, è stata introdotta una nuova tipologia di visita nell’ambito della sorveglianza sanitaria.

Noi di Studio LARS approfondiremo cosa si intende per visita medica per “ragionevole motivo”, quando può essere richiesta e quale ruolo assumono il Datore di Lavoro e il Medico Competente.

La nuova visita medica per ragionevole motivo

La Legge 198/2025 ha modificato l’articolo 41 del D.Lgs. 81/2008, inserendo la possibilità di effettuare una visita medica prima o durante il turno lavorativo quando esiste un ragionevole motivo per ritenere che un lavoratore si trovi sotto l’effetto di alcol, sostanze stupefacenti o sostanze psicotrope.

La disposizione riguarda le attività lavorative ad alto rischio di infortuni e deve essere applicata nel rispetto delle norme già vigenti in materia di controlli sull’assunzione di tali sostanze.

La nuova visita si aggiunge agli strumenti di sorveglianza sanitaria già previsti e permette di intervenire anche quando, nel corso dell’attività lavorativa, emergono elementi concreti che possono far dubitare delle condizioni psicofisiche del lavoratore.

Non è quindi sufficiente una semplice impressione personale.

Il ragionevole motivo deve fondarsi su circostanze osservabili, coerenti e documentabili.

Cosa si intende per ragionevole motivo

La normativa non fornisce un elenco completo dei segnali che possono costituire un ragionevole motivo.

La valutazione deve essere effettuata con particolare cautela, evitando accuse generiche, discriminazioni o interpretazioni basate esclusivamente sul comportamento abituale o sulle caratteristiche personali del lavoratore.

Tra gli elementi che potrebbero richiedere attenzione rientrano, ad esempio:

  • difficoltà evidenti di equilibrio o coordinazione;
  • linguaggio improvvisamente confuso;
  • marcata sonnolenza;
  • alterazioni anomale del comportamento;
  • odore riconducibile al consumo di alcol;
  • errori gravi o ripetuti durante una lavorazione ad alto rischio;
  • un incidente privo di cause tecniche immediatamente riconoscibili.

La presenza di uno solo di questi segnali non dimostra automaticamente che il lavoratore abbia assunto alcol o droghe.

Serve una valutazione complessiva della situazione, condotta secondo procedure aziendali chiare e rispettose della dignità e della riservatezza della persona.

Il Datore di Lavoro può sottoporre direttamente il lavoratore a un test?

No.

Il Datore di Lavoro, il dirigente o il preposto non possono formulare diagnosi né sottoporre autonomamente il dipendente a esami alcolemici o tossicologici.

Quando vengono rilevati elementi concreti che possono compromettere la sicurezza, devono attivare la procedura prevista dall’azienda e coinvolgere il Medico Competente.

Il compito del Datore di Lavoro è gestire il rischio organizzativo e tutelare la sicurezza sul posto di lavoro.

Il compito del Medico Competente è invece effettuare la valutazione sanitaria, nel rispetto del segreto professionale, della privacy e delle disposizioni applicabili alla specifica attività.

Cosa può fare l’azienda nell’immediato

In presenza di una situazione che potrebbe determinare un pericolo, l’azienda non deve ignorare i segnali in attesa dell’accertamento sanitario.

Il Datore di Lavoro può adottare misure cautelative e organizzative proporzionate, come interrompere temporaneamente l’attività pericolosa o impedire che il lavoratore continui a utilizzare veicoli, attrezzature o macchinari.

Queste misure non rappresentano automaticamente una sanzione disciplinare.

La loro finalità è evitare che una possibile alterazione delle condizioni psicofisiche possa provocare un incidente.

Ogni intervento deve essere gestito con riservatezza, evitando l’esposizione del lavoratore davanti ai colleghi e limitando la comunicazione delle informazioni alle sole persone che devono conoscere la situazione.

Il ruolo del Medico Competente

Il Medico Competente assume un ruolo centrale nella gestione della nuova visita per ragionevole motivo.

Una volta ricevuta la segnalazione, valuta il lavoratore secondo le disposizioni sanitarie applicabili e può stabilire quali approfondimenti siano necessari.

In base al caso concreto e al protocollo sanitario, può:

  • effettuare una visita medica;
  • raccogliere le informazioni utili in un colloquio riservato;
  • disporre gli accertamenti consentiti dalla normativa;
  • valutare l’idoneità alla mansione specifica;
  • esprimere un giudizio con eventuali limitazioni o prescrizioni;
  • indicare la necessità di ulteriori approfondimenti presso le strutture competenti.

Al Datore di Lavoro viene comunicato esclusivamente il giudizio relativo all’idoneità alla mansione, non la diagnosi né i dettagli clinici del lavoratore.

Cosa succede in caso di positività

Un risultato positivo non deve essere gestito attraverso automatismi.

Le conseguenze dipendono dal tipo di accertamento, dalla mansione svolta, dal giudizio del Medico Competente e dalla normativa applicabile.

La priorità rimane quella di impedire che il lavoratore continui a svolgere un’attività incompatibile con le sue condizioni psicofisiche.

Il Medico Competente può esprimere un giudizio di inidoneità temporanea, proporre limitazioni o richiedere ulteriori accertamenti.

Il Datore di Lavoro dovrà quindi adottare i provvedimenti organizzativi conseguenti, valutando, quando possibile, l’assegnazione temporanea a una mansione compatibile.

Accanto alla tutela della sicurezza, è importante considerare anche la possibilità di indirizzare il lavoratore verso adeguati percorsi sanitari e di supporto.

Prevenire non significa soltanto controllare. Significa anche intervenire prima che una condizione di difficoltà produca conseguenze più gravi per la persona e per l’intera organizzazione.

Cosa succede se il lavoratore rifiuta la visita o gli accertamenti

Anche il rifiuto deve essere gestito con attenzione, evitando conclusioni automatiche.

Il Medico Competente valuta le conseguenze del mancato accertamento sulla possibilità di esprimere un giudizio di idoneità alla mansione specifica.

Qualora non sia possibile confermare la compatibilità del lavoratore con una mansione ad alto rischio, l’azienda dovrà adottare le misure organizzative necessarie per evitare l’esposizione al pericolo.

Le eventuali conseguenze sul rapporto di lavoro dipendono dalla normativa applicabile, dal contratto collettivo, dalle procedure aziendali e dalle circostanze concrete.

Per questo è essenziale che ogni impresa definisca preventivamente una procedura condivisa con il Medico Competente e con le altre figure della prevenzione.

Cosa devono fare oggi le aziende

La nuova previsione normativa non dovrebbe essere affrontata soltanto nel momento in cui si presenta un caso sospetto.

Le aziende che impiegano lavoratori in attività ad alto rischio devono prepararsi in anticipo.

È opportuno:

  • verificare quali mansioni aziendali rientrino nell’ambito dei controlli previsti dalla normativa;
  • riesaminare il protocollo di sorveglianza sanitaria con il Medico Competente;
  • definire una procedura per la gestione delle segnalazioni;
  • formare dirigenti e preposti su ciò che possono osservare e su come devono intervenire;
  • stabilire modalità di registrazione oggettive e riservate;
  • coordinare la procedura con il sistema disciplinare e con il CCNL applicato;
  • valutare la necessità di aggiornare il Documento di Valutazione dei Rischi quando emergano nuovi elementi rilevanti.

La procedura deve indicare chiaramente chi riceve la segnalazione, chi contatta il Medico Competente, come viene tutelata la riservatezza e quali misure organizzative possono essere adottate nell’attesa.

L’improvvisazione, in questi casi, può aumentare il rischio invece di ridurlo.

Una normativa ancora in evoluzione

La Legge 198/2025 prevede inoltre che, entro il 31 dicembre 2026, siano riviste le condizioni e le modalità per l’accertamento della tossicodipendenza e dell’alcoldipendenza.

Le imprese dovranno quindi mantenere aggiornati i propri protocolli sulla base dei prossimi interventi normativi e applicativi.

Non basta inserire una nuova frase in una procedura aziendale.

È necessario costruire un sistema nel quale Datore di Lavoro, RSPP, Medico Competente, dirigenti e preposti sappiano esattamente come comportarsi, senza superare i rispettivi ruoli e senza compromettere i diritti del lavoratore.

L’importanza di una gestione competente

La nuova visita per ragionevole motivo offre alle aziende uno strumento in più per intervenire davanti a un pericolo concreto.

Allo stesso tempo, richiede equilibrio, competenza e attenzione.

Una segnalazione superficiale può ledere la dignità del lavoratore. Un mancato intervento può invece esporre più persone a un rischio grave.

Noi di Studio LARS affianchiamo le aziende nell’organizzazione della sorveglianza sanitaria, nella revisione dei protocolli, nella valutazione dei rischi e nella formazione delle figure responsabili della sicurezza.

Un sistema efficace non nasce dall’emergenza.

 

Nasce da procedure definite in anticipo, responsabilità chiare e un coordinamento costante tra tutte le figure della prevenzione.

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